Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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VIOLETA PARRA: LA VOCE DI CRETA VIVA

 

“Per riuscire a cantare così la mia voce si è formata attraverso quarant’anni di sofferenza.” Infatti, se guardiamo le immagini di Violeta Parra, tutto ci racconta di questo percorso forgiato dal dolore e dallo splendore: il suo corpo esile, minuto, il volto tragico, butterato dal vaiolo, i suoi occhi profondi come due laghi oscuri, la voce anticonvenzionale, priva di autocompiacimento sentimentale, a tratti timida, a tratti graffiante, venata di ironiche malinconie.

La sua parabola esistenziale è segnata da una bellezza travagliata e da una forza di volontà inarrestabile che l’hanno condotta nell’arco di pochi decenni a far conoscere i canti della tradizione popolare cilena in tutto il mondo.

Violeta Parra, cantautrice, poeta, tessitrice e pittrice cilena nasce a San Carlos, un piccolo paese agricolo del Cile, il 4 Ottobre 1917.

E’ figlia di due genitori musicisti e sorella del poeta Nicanor Parra.

Trascorre un’infanzia difficile, segnata dalla povertà di una famiglia numerosa, composta da dieci fratelli.

A causa di queste ristrettezze economiche si guadagna la vita insieme ai fratelli suonando nei circhi, per la strada e nei bordelli.

Impara a suonare da autodidatta, dopo aver trovato la chitarra che la madre teneva in un nascondiglio.

La sua vita verso i quindici anni giunge ad una svolta, quando Violeta decide di raggiungere il fratello maggiore che sta studiando nella capitale.

Qui inizia a frequentare l’elite intellettuale cilena e conosce Pablo Neruda che le dedica una poesia “Elegia para cantar”

 

“…En vino alegre, en pícara alegría,


en barro popular, en canto llano,


Santa Violeta, tú te convertiste,

en guitarra con hojas que relucen

al brillo de la luna,

en ciruela salvaje

transformada,

en pueblo verdadero,

en paloma del campo,en alcancía.”

 

Sono anni intensi e convulsi, si sposa e si separa due volte ed ha quattro figli, due dal primo e due dal secondo marito.

I primi due figli, Angel ed Isabel, in seguito suoneranno con lei e diverranno i continuatori della sua tradizione artistica.

In questo periodo della sua vita, Violeta, partendo dallo studio della canzone tradizionale popolare cilena, inizia a comporre un suo repertorio personale.

Compie un viaggio in Europa e per un periodo si stabilisce a Parigi.

Nel 1960 incontra il flautista svizzero Gilbert Favré di diciannove anni più giovane di lei, col quale avrà una relazione appassionata e tormentata.

Violeta però non si dedica unicamente al canto e alla musica, ma inizia a tessere arazzi di iuta, riproducendo motivi derivati dalla tradizione popolare cilena.

Tiene corsi di folclore, ceramica e pittura in Cile e in Argentina.

Nel 1964 è la prima donna ispanoamericana ad esporre una mostra individuale al Museo delle arti decorative a Parigi.

Nel 1966 la storia con Gilbert finisce, lui parte per la Bolivia, dove in seguito si sposerà con Indiana, la sua nuova fidanzata.

Violeta ha un crollo depressivo da cui sembra riprendersi rapidamente.

Torna a vivere in Cile, a Santiago, dove vi sono nuovi fermenti poetici e musicali.

Costruisce la sua casa, un monolocale di mattoni crudi, dal soffitto basso e dal pavimento in terra battuta, secondo l’architettura tradizionale.

Violeta continua a lavorare instancabilmente, componendo nuovi bellissimi brani come Volver a los diesiciete, Maldigo del alto del cielo, Mazúrquica Modérnica, e l’indimenticabile Gracias a la vida.

Nonostante la sua fervida attività artistica, i fantasmi della depressione finiscono per avere il sopravvento su di lei.

Violeta si toglierà la vita a Santiago del Cile il 5 Febbraio 1967.

 

Che ora è? E’ l’ora di cantare.

Canta

Canto

Cantiamo

(Pablo Neruda)

 

Qué pena siente el alma

 

Qué pena siente el alma

cuando la suerte impía

se opone a los deseos

que anhela el corazón.

 

Qué amargas son las horas

de la existencia mía

sin olvidar tus ojos

sin escuchar tu voz.

 

Qué amargas son las horas

de la existencia mía

sin olvidar tus ojos

sin escuchar tu voz.

 

Pero embargo a veces

la sombra de la duda

y por mi mente pasa

como fatal visión.

 

Pero embargo a veces

la sombra de la duda

y por mi mente pasa

como fatal visión.

 

Qué pena siente el alma

cuando la suerte impía

se opone a los deseos

que anhela el corazón.

 

 

LUCIA GUIDORIZZI