Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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JUANA INES DE LA CRUZ: TRA LUSSUREGGIANTI METAFORE E SFOLGORANTI IRONIE

 

Juana Inés de Asbaje y Ramirez nasce nel 1648, figlia di un capitano basco spiantato e di una creola analfabeta e benestante.

Trascorre la sua infanzia in una fattoria non lontana da Città del Messico, situata tra le due gigantesche moli dei vulcani Popocatépetl e Iztaccihuatl, immersa in uno scenario potentemente suggestivo.

Fin da piccolissima rivela un’innata propensione per lo studio e il sapere ed inizia il suo percorso conoscitivo nella ben fornita biblioteca del nonno materno, facoltoso proprietario terriero.

Dotata di spirito vivace ed indipendente, unito ad una grande bellezza, Juana rifiuta il percorso convenzionale che la destina al matrimonio, prediligendo invece la via solitaria della ricerca e della poesia.

Trascorre parte della sua giovinezza presso il palazzo del vicerè Antonio Sebastiàn de Toledo, marchese di Mancera dove è apprezzata per la sua intelligenza e la sua avvenenza e diviene dama di corte della viceregina.

La vita di corte con le sue frivolezze e i suoi svaghi però non si addice alla sua indole schiva e riservata, più incline agli studi ed alla riflessione.

Perciò decide di ritirarsi in convento, per dedicarsi indisturbata ai suoi studi.

In quel tempo farsi monaca rappresentava l’unica alternativa possibile per sfuggire alle innumerevoli gravidanze che scandivano la vita matrimoniale, sfiancando il corpo e la mente delle donne.

Dopo un primo tentativo di entrare nel convento delle Carmelitane Scalze (la cui regola era troppo austera per una fanciulla che veniva dalla ben diversa vita di corte) entra nel convento di San Girolamo, la cui regola più morbida permette alle monache e alle converse di dedicarsi a produzioni artistiche come la danza, la musica, la poesia e il teatro.

Juana, in un tale contesto favorevole, crea in convento un vero e proprio salotto intellettuale, dove si discute liberamente di filosofia e di poesia.

Eppure gli anni in cui vive Juana sono anni difficili e la sua terra è travagliata da carestie, epidemie, tumulti e malcontento, tutto ciò aggravato dal terrore millenaristico provocato dalla comparsa in cielo nell’anno 1682 della cometa di Halley.

Influenzata dal clima difficile ed ostile che la circonda, ad un certo punto Juana decide di donare la sua fornitissima e preziosa biblioteca all’Arcivescovo di Città del Messico che la vende a scopo di beneficenza.

In seguito a questa sua dolorosa rinuncia agli studi e alla vita intellettuale (forse si tratta di una scelta obbligata in quanto su di lei aleggia il rischio di una condanna per eresia) Juana muore nel 1695 all’età di quarantacinque anni, in seguito ad un’epidemia di peste che decima le suore del suo convento, dopo essersi prodigata nel curare le sue consorelle.

 

La poesia di Juana è preziosamente barocca e ben consapevole della lezione dei grandi esponenti del Siglo de Oro quali Lope de Vega, Luis de Gòngora e Francisco de Quevedo, ma c’è nei suoi versi qualcosa che esula dal semplice manierismo e conduce in un ambito consapevolmente e femminilmente autorevole.

La sua intelligente e disingannata ironia le fa prediligere figure femminili forti e anticonvenzionali, come la mitica Onfale e la biblica Giuditta.

Anche quando parla d’amore i suoi versi si allontanano dagli stilemi della poesia lirica in cui l’amante non corrisposto indulge nell’amore per chi lo rifiuta.

Alla “locura” amorosa Juana contrappone la “cordura”, salute mentale prodotta dal buonsenso e dalla prudenza.

Pur essendo presente nelle sue liriche il celebre tema del “desengaño”, molto amato e sfruttato dalla poesia barocca spagnola, Juana tende a sdrammatizzare con ironia le pene amorose, rifiutando di identificarsi nell’amante sfortunata che si crogiola nella sofferenza prodotta dal suo attaccamento.

Il suo linguaggio lussureggiante e sfolgorante di metafore esprime temi innovativi di autonomia e d’indipendenza in un’epoca in cui la donna era sempre e comunque sottomessa alla giurisdizione maschile.

 

VERDE EMBELESO

 

Verde embeleso de la vida humana,

loca esperanza, frenesí dorado,


 sueño de los despiertos intrincado,


como de sueños, de tesoros vana;

 



alma del mundo, senectud lozana,


 

decrépito verdor imaginado;

 


el hoy de los dichosos esperado,

 


y de los desdichados el mañana:



 

sigan tu sombra en busca de tu día

 


los que, con verdes vidrios por anteojos,

 


todo lo ven pintado a su deseo;

 



que yo, más cuerda en la fortuna mía,


 

tengo en entrambas manos ambos ojos

 


y solamente lo que toco veo.


 

I suoi versi sono ancor oggi per noi, un conforto e una guida.

 

LUCIA GUIDORIZZI