Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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SILVINA OCAMPO: RIFLESSI DI UN ISTANTE NELLO SPECCHIO DELL’IMPOSSIBILE

 

Se l’Oltretomba di Omero è solo un pallido riflesso della vita trascorsa di cui permane uno struggente rimpianto, quello di Silvina Ocampo è un Oltre in cui luci e colori si fondono in arcane armonie. L’Azzurro si fonde col Giallo dando luogo ad una luminosa verdeggiante sinfonia.

Silvina è la Signora di questi mondi impossibili: la sua figura elegante, silenziosa e composta, tutta assorta nel registrare gli accadimenti interiori, testimonia questa ardente sete d’Altrove che percorre tutta la sua opera.

Nel panorama poetico argentino è sempre stata distaccata da qualsiasi corrente o gruppo, rappresentando solo se stessa con la limpida e sofferta umanità che la contraddistingue.

Ruego

 

Quiero otras sombras de oro, otras palmeras

con otros vuelos de aves extranjeras,

quiero calles distintas, en la nieve,

un barro diferente cuando llueve,

quiero el férvido olor de otras maderas,

quiero el fuego con llamas forasteras,

otras canciones, otras asperezas,

que no haya conocido mis tristezas.

 

Silvina Ocampo nasce nel 1903 a Buenos Aires, in una famiglia aristocratica, ultima di sei figlie (una delle sue sorelle è Victoria, pure lei scrittrice affermata) di Manuel Ocampo, ingegnere, costruttore di strade e di ponti, e della colombiana Meira Delmar.

L’indipendenza e l’originalità del suo carattere si manifestano molto presto nel suo amore per la letteratura, la musica e la pittura.

Molto giovane si trasferisce in Europa, studia disegno presso Giorgio De Chirico, che però non considera come un valido maestro, in quanto vuole che Silvina dipinga come lui.

Nonostante la sua formazione culturale europea, per tutta la vita scrive solo in spagnolo.

Nel 1934 torna in Argentina, dove conosce lo scrittore Adolfo Bioy Casares appena diciannovenne con il quale si sposa nel 1940.

Parlando di lei, Bioy Casares la definisce come una delle donne meno convenzionali che avesse mai conosciuto e riconosce che solo grazie alla sua presenza e al suo sostegno è riuscito ad esprimere il suo talento di scrittore.

Attraversp la rivista letteraria “Sur”, fondata dalla sorella Victoria, diffonde in Europa e negli Stati Uniti la letteratura argentina.

Timida, riservata, solitaria, detesta ogni forma di pubblicità, poichè odia catalogare ed essere catalogata.

Insieme a Borges e a Casares redige L’Antologia della letteratura fantastica e l’Antologia della letteratura argentina.

L’ultima parte della sua vita sfuma nelle nebbie dell’incoscienza, non riconosce più, pur apprezzandoli, i racconti scritti da lei stessa.

Muore di Alzheimer nel 1993, a Buenos Aires, ed è sepolta nel labirintico ed affascinante cimitero de La Recoleta.

Nel 1995 investita da un’automobile, muore anche Marta, la figlia naturale di Bioy Casares, che lei aveva adottato.

La scrittura di Silvina Ocampo è schiva e graffiante, dotata di grande capacità di sguardo, in grado di cogliere le intermittenze, le inadempienze e le crepe della realtà.

Il suo esser sempre Oltre le ha permesso di passare dalla vita alla morte, dall’essere al non essere con l’indifferente eleganza di chi attraversa una strada piena di traffico.

Diceva “Tutta la vita è solo un istante” e di quell’istante lei ha saputo cogliere la complessità magmatica, seducente ed indecifrabile, trasformandolo in scrittura.

 

Di lei si ricordano le raccolte di poesie ''Espacios metricos'' (1945), ''Los sonetos del jardin'' (1946), ''Los nombres'' (1953), ''Pequena antologia'' (1954), ''Lo amargo por dulce'' (1962), ''Amarillo celeste'' (1972) e ''Arboles de Buenos Aires'' (1979);

tra i suoi racconti più affascinanti ''Viaje olvidado'' (Viaggio dimenticato, 1937), ''Autobiografia de Irene'' (1948), ''La furia'' (1959), ''Las invitadas'' (1961), “Porfiria” (1967) ''Los dias de la noche'' (I giorni della notte, 1970), ''La naranja maravillosa'' (1977) e ''Y asi sucesivamente'' (1988).

 

Los delfines

 

Los delfines no juegan en las olas

como la gente cree.

Los delfines se duermen bajando hasta el fondo del mar.

¿Qué buscan? No sé.

Cuando tocan el fin del agua

despiertan bruscamente

y vuelen a subir porque el mar es muy profundo

y cuando suben ¿qué buscan? No sé.

Y ven el cielo y les vuelve a dar sueño

y vuelven a bajar dormidos,

y vuelven a tocar el fondo del mar

y se despiertan y vuelen a subir.

Así son nuestros sueños.

 

 

LUCIA GUIDORIZZI