Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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IL CANTO DELL’AURORA

 

Aprire un libro di Maria Zambrano significa riconciliarsi con il significato più profondo della vita, legato ad un senso di attesa e di speranza. Le sue parole ci infondono la fiducia, la consapevolezza che dalla notte più buia scaturisce sempre l’Aurora.. Anche il tunnel più lungo si può attraversare e finisce per restituirci alla luce. Ed è una notte oscura quella che Maria Zambrano ha attraversato nei lunghi anni dell’esilio, che la portò lontano dalla sua terra natale, la Spagna, per sfuggire agli orrori scatenanti dalla Guerra Civile.

Maria Zambrano è nata a Velez-Malaga nel 1904 ed è una delle più grandi figure della scena intellettuale del Novecento. Compiuti gli studi di filosofia a Madrid, con Ortega y Gasset, s’impegnò nell’attività universitaria e soprattutto, in quella politica, a fianco delle forze repubblicane spagnole. Visse a lungo in esilio per la sua opposizione al franchismo, risiedendo a Parigi, l’Avana, New York e Roma. Rientrò in Spagna nel 1984, dove visse fino alla morte, avvenuta a Madrid nel 1991. Tra le sue opere più intense tradotte in Italia si ricordano “Chiari del bosco”, “I Beati”, ”La confessione come genere letterario”, ”L’agonia dell’Europa”, ”Verso un sapere dell’anima” “Delirio e destino” “L’uomo e il divino” e “La tomba di Antigone”. Negli anni culminanti della guerra, dall’esilio cubano s’interrogò a lungo sulle sorti dell’Europa, sulle radici della violenza e del totalitarismo, sulla mancata affermazione dei principi liberali, sull’incerto futuro del vecchio continente.

Il pensiero di Maria Zambrano coniuga mirabilmente filosofia e poesia, e riesce a farle dialogare insieme, La sua scrittura fluisce spontanea e pulsa luminosa come un battito cardiaco poichè scaturisce appunto dal cuore, quello che lei chiama “il viscere” più nobile. Grazie a questa conoscenza, la sua scrittura s’incarna in una prosa limpida, luminosa, in grado di trasformare mirabilmente concetti filosofici in visioni poetiche.

Per Maria Zambrano la poesia è un aprirsi all’essere verso dentro e fuori al tempo stesso, è un udire nel silenzio ed un vedere nell’oscurità. Il poeta è povero per eccesso, e vuole condividere il sogno, condividere la solitudine disfacendo i passi, struggendosi come la cera esposta alla fiamma del vivere. Se nel mondo impera il regno della contraddizione, l’uomo continua a ricercare la sua unità dispersa nel regno della molteplicità. Questo lo porta a disnascere perennemente, ovvero a rinascere continuamente. L’esistenza celebra ciò che ha finito di nascere, ciò che non è nato ancora, ciò che non nascerà mai in un canto che attende la venuta della luce .

L’aurora appare sempre sul confine, lì dove termina la notte ed il chiarore del nuovo giorno risveglia nell’animo umano la sete dell’Illimitato. Solo aprendosi all’illimitato, all’ardenza perpetua dell’essere e alla sua chiamata ineludibile possiamo rinnovare i palpiti del nostro sentire attraverso quella che Maria Zambrano chiama l’intelligenza del cuore. Sulla terra ci sono creature aurorali che annunciano la luce del giorno ed esse sono i poeti, i mistici, i profeti, che attraversando il tempo annunciano l’avvento di un nuovo sentire.

Come l’Aurora giunge sorprendendoci sempre, così la poesia è stupore, scoperta, dono venuto dal cielo.

Ma la poesia germina e nasce nell’Ombra e solo nell’oscurità della notte crescono quelle radici di luce che porteranno allo sbocciare del Sole.

Ogni conoscenza è frutto di dolore, di perdita, di abbandono e solo oltrepassando questa soglia potremo penetrare il mistero dell’essere, per trasformare ogni abbandono in un dono luminoso, un canto che risveglia la luce.

Il sapere dell’anima è frutto di lunghi patimenti, di una lenta ed oscura gestazione che germoglierà nel canto di una visione splendente.

Maria Zambrano nelle sue opere e con la sua esperienza esistenziale diviene messaggera dell’Aurora e c’insegna filosoficamente la Speranza, soglia poetica di nuovi mondi a venire.