Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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Sede operativa Quartiere Aretusa, 61 30173 Mestre (VE)

E’ stata tradotta in varie lingue e tra le sue numerose opere ricordiamo Transfiguración de Jesús en el Monte ”(1947), “Las miradas perdidas”(1951), Visitaciones (1970), Viejas melodías, Caracas, 1993, “Entre el alba y la aurora” (2004) traduzione italiana di Nicola Licciardello “La spada intatta”ed Marietti 2007.

 

C’è sempre tra un allievo ed un maestro autentici un profondo rapporto d’amore che consiste in un passaggio di consegne e nella possibilità da parte dell’allievo di diventare autenticamente se stesso e non un mero trasmettitore del pensiero di chi ha tanto ammirato e grazie al quale è cresciuto. Ogni maestro degno di questo nome sa che il dono della sua parola risuonerà nell’allievo con tonalità nuove e che i semi gettati nel suo cuore germoglieranno producendo nuove piante e nuovi frutti.

 

Si tratta di una filiazione che avviene non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.

Così è accaduto nella relazione tra Maria Zambrano e Fina Garcia Marruz, la sua allieva cubana, durante il decennio che la filosofa spagnola trascorse in esilio a La Habana.

In quegli anni Maria Zambrano intrattenne con Fina Marruz ed altri giovani intellettuali cubani, tra cui Josè Lezama Lima, direttore della rivista “Origenes”, degli scambi culturali significativi e privilegiati.

A proposito di quegli anni intensi trascorsi in continuo dialogo con la filosofa, Fina dice “Non passerà mai per noi l’ombra lieve di quelle notti indimenticabili in quell’Habana con lo sfondo azzurrissimo del mare, la cui brezza per Maria portava le ali di una Vittoria decapitata da altri venti impetuosi e che allora riuniva le nostre teste così giovani con quella della nostra amica, venuta da lontano per rimanere sempre con noi, innamorati come lei di ciò che è sul punto di nascere.”

 

Fina Marruz realizza nella sua poesia il messaggio filosofico della Zambrano, la sua capacità di soffrire con amore e di riuscire a mantenere il silenzio nella parola. Questa capacità di restare nell’attesa e nella speranza, coltivando un’esistenza schiva eppure vigile le donano una voce poetica delicata e profonda che le permette di attraversare la nostalgia mantenendo integra la nitidezza del suo sguardo.

 

YO QUIERO VER...

 

Yo quiero ver la tarde conocida,


el parque aquel que vimos tantas veces.


Yo quiero oír la música ya oída


en la sala nocturna que me mece

 


el tiempo más veraz. Oh qué futuro


en ti brilla más fiel y esplendoroso,


qué posibilidades en tu hojoso


jardín caído, infancia, falso muro.

 


¡Sustancia venidera de la oscura

tarde que fue! ¡Oh instante, astro velado!


Te quiero, ayer, mas sin nostalgia impura,

 


no por amor al polvo de mi vida,


sino porque tan sólo tú, pasado,


me entrarás en la luz desconocida.

 

Si tratta di un soliloquio a mezza voce in cui la semplicità simbolica dei temi della sua poesia sono ammantati da un significato misterioso in cui immanenza e trascendenza dialogano insieme. Nei suoi versi s’intravvedono bagliori fugaci assetati d’infinito, l’intimità che si coniuga alla coscienza storica, nella ricerca di un’arte sempre autentica che non diviene mai retorica celebrativa. Il profondo per lei altro non è che ciò che si manifesta nell’essenza luminosa ed umbratile del vivere. Fina Garcia Marruz partecipa alle cose comuni della quotidianità come fossero la cifra del più elevato mistero.

 

Ahora que el tiempo hacia otras hojas arde

redescubro su tinta poderosa,

las triviales nociones prestigiosas,

su austera voz que llega ya muy tarde.

Da “Cae la tarde”

NASCERE SECONDO LO SPIRITO

 

Fina Garcia Marruz (La Habana, 28/4/1923) è una poeta e studiosa di letteratura cubana.

 

Si laurea in Scienze Sociali all’università de La Habana nel 1961. Ha vinto nel 1990 il Premio Nazionale di Letteratura, nel 2007 il premio Iberoamericano di poesia Pablo Neruda e nel 2011 il premio Reina Sofia di Poesia Iberoamericana. Insieme al marito, il poeta Cintio Vitier, partecipò al gruppo di poeti della rivista “Origenes” (1944-1956) creata da José Lezama Lima.