Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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BLANCA VARELA: IL CANTO SOLITARIO DI UNA RAGAZZA PERUVIANA

 

Il Perù ci offre un fiore segreto, timido e misterioso, un canto solitario e discreto, una figura appartata dalla voce che scaturisce profonda e scintillante come le acque torrentizie dei suoi fiumi: Blanca Varela.

La sua poesia infatti, riservata ed appartata, somiglia alla terra che l’ha generata, ancor oggi inconoscibile. Il suo canto, espressione di una femminilità forte, caratterizzato da connotazioni filosofiche è partecipe della sua epoca, ma al tempo stesso conserva un nucleo occulto e profetico.

Blanca Varela nasce a Lima il 10 Agosto 1926, figlia di Alberto Varela e di Esmeralda Gonzàlez Castro, una famosa compositrice di valzer creoli.

Intraprende i suoi studi presso la Universitad Nacional Mayor de San Marcos di Lima, dove si laurea in Lettere ed Educazione e lì conosce il suo futuro marito, il pittore Fernando de Szyslo, da cui avrà due figli.

Nel 1947 inizia a collaborare per la rivista “Las Moradas”.

Nel 1949 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’ambiente degli esistenzialisti, entrando in contatto con la vita artistica e letteraria europea.

Viene introdotta da Octavio Paz nel circolo di intellettuali latinoamericani e spagnoli che vivono in Francia.

Di quel periodo racconta Octavio Paz: “ Scrivere era difendersi, difendere la vita. La poesia era un atto di legittima difesa. Scrivere: strappare scintille alla pietra, far piovere, allontanare i fantasmi della paura, del potere della menzogna. C’erano trappole ad ogni angolo. La trappola del successo, quella dell’arte impegnata, quella della falsa purezza. Il grido, la predica, il silenzio: tre diserzioni. Contro di esse il canto. In quei giorni tutti cantammo. E tra quei canti, il canto solitario di una ragazza peruviana: Blanca Varela Il più timido, il più segreto, il più naturale.”

 

In seguito Blanca Varela vivrà in Italia, a Firenze e negli Stati Uniti, a Washington, dove si dedicherà a traduzioni e scriverà articoli di giornale.

Torna nel 1962 a vivere a Lima, dove rimarrà fino alla morte, avvenuta il 12 Marzo 2009, pur viaggiando frequentemente in Europa.

Le sue opere sono tradotte in numerose lingue.

Ha ricevuto la medaglia d’onore dell’Istituto Nazionale della Cultura del Perù, il premio di poesia Ciudad de Granada (2006) e il premio Reina Sofia (2007).

 

Tra le sue opere si ricordano

Luz de día (1963),Valses y otras falsas confesiones (1972), Canto villano (1978), Ejercicios materiales (1993), El libro de barro (1993) e Concierto animal (1999). Il lavoro poetico di Blanca Varela però non si riduce alle sue opere. Nel 2002, insieme all’uruguaiano Eduardo Milán e gli spagnoli José Ángel Valente e Andrés Sánchez Robayna, pubblica Las ínsulas extrañas, ampia antologia della poesia ispanoamericana.
Ottiene i premi seguenti: Reina Sofía di Poesia Iberoamericana (2007), Federico García Lorca (2006) e Octavio Paz (2001).

La sua poesia, inizialmente caratterizzata da influenze esistenzialiste e surrealiste, si fa via via riflessiva e disincantata, mantenendo come tematica principale della sua ricerca il dolore e la frustrazione della condizione umana. Lucidamente insoddisfatta dei limiti imposti dal vivere, cerca di temperare questo scacco attraverso toni ironici e al tempo stesso meditativi. Affascinata dall’esplorazione dell’inconscio, consapevole dell’impossibilità di raggiungere la pienezza in ogni esperienza, sempre critica nei confronti del suo stesso scrivere, Blanca Varela ci offre con austera e concisa fierezza nelle sue pagine le cicatrici dell’amore, della solitudine, del tempo.

 

 

DAMA DE BLANCO

 

el poema es mi cuerpo


esto la poesía


la carne fatigada


el sueño el sol


atravesando desiertos


los extremos del alma se tocan


y te recuerdo Dickinson


precioso suave fantasma


errando tiempo y distancia


en la boca del otro habitas


caes al aire eres el aire


que golpea con invisible sal


mi frente


los extremos del alma se tocan


se cierran se oye girar la tierra


ese ruido sin luz


arena ciega golpeándonos


así será ojos que fueron boca


que decía manos que se abren


y se cierran vacías


distante en tu ventana


ves al viento pasar


te ves pasar el rostro en llamas


póstuma estrella de verano


y caes hecha pájaro


hecha nieve en la fuente


en la tierra en el olvido


y vuelves con falso nombre de mujer


con tu ropa de invierno


con tu blanca ropa de


invierno


enlutado

 

I suoi versi che si ascoltano sottovoce sprigionano bagliori e scintille nella mente e nel cuore.

 

 

LUCIA GUIDORIZZI