Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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ALFONSINA STORNI E LO SMISURATO ABBRACCIO DEL MARE

 

Parlando di Alfonsina Storni non si può fare a meno di pensare ad una donna che condusse un’esistenza tutta protesa all’autenticità e che affrontò in modo anticonvenzionale le battaglie ed i tormenti del vivere, in lotta contro le correnti avverse del destino che spesso la travolsero senza però mai sottometterla. L’accompagna sempre nella sua creazione poetica, come un presagio, l’immagine del mare a cui si affianca quella della morte, due temi costanti nella sua produzione artistica: Frente al mar (1919), Un cementerio que mira al mar (1920), Alta mar (1934).

Nata nel 1892 nel Canton Ticino, in Svizzera, si trasferì bambina a Rosario, in Argentina con la famiglia e, a causa delle precarie condizioni economiche in cui versavano, si impegnò in vari lavori umili fin da giovanissima. In seguito, si dedicò al teatro e nel 1911 andò a vivere a Bu-

enos Aires e l’anno seguente diede alla luce un figlio, del cui padre non si conobbe mai il nome. La sua fu sempre una posizione aperta e coraggiosa, considerata l’epoca, che la rese antesignana delle lotte femminili per l’emancipazione e l’autodeterminazione.

In quel periodo collaborò alla rivista letteraria Caras y caretas e nel 1916 pubblicò la sua prima raccolta di poesie La inquietud del rosal. Lavorò come giornalista ed insegnante.

Negli anni Trenta, durante un viaggio in Europa, entrò in contatto con vari autori importanti come Pirandello, Marinetti e Garcia Lorca.

Nel 1935 si ammalò gravemente ed in seguito ad un peggioramento del male, unito ad altre difficoltà esistenziali, pianificò il suo suicidio, mettendolo in scena quasi come fosse una rappresentazione teatrale.

Alfonsina si recò presso Mar del Plata e in un piccolo albergo compose la sua ultima poesia Voy a dormir, dopodichè scese in spiaggia e s’inoltrò tra le onde del mare fino a morire annegata.

La sua avventura umana e poetica emanano la forza ed il coraggio di una donna capace di vivere intensamente fino in fondo e di affrontare la morte ed il destino con consapevolezza.

 

Voy a dormir

 

Dientes de flores, cofia de rocío,

 

manos de hierbas, tú, nodriza fina,

 

tenme prestas las sábanas terrosas


 

y el edredón de musgos escardados.

 

Voy a dormir, nodriza mía, acuéstame.

 

Ponme una lámpara a la cabecera;

 

una constelación; la que te guste;

 

todas son buenas, bájala un poquito.

 

Déjame sola: oyes romper los brotes…

 

te acuna un pie celeste desde arriba

 

y un pájaro te traza unos compases

 

para que olvides…Gracias. Ah, un encargo:

 

si él llama nuevamente por teléfono

 

le dices que no insista, que he salido.

 

Il mare l’ha stretta in un abbraccio profondo e senza ritorno. Ci è rimasta la sua Poesia.

 

LUCIA GUIDORIZZI