Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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GABRIELA MISTRAL: IL SOFFIO DEL MAESTRALE

 

A volte è il Vento che soffia ad indicare la via, a condurre i passi di chi percorre i luoghi della poesia e nel caso di Lucilia Maria del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga (nome assai lungo ed impegnativo), si tratta del Maestrale, forte vento che spira da nord-ovest, che le suggerirà di cambiare il suo nome in quello di Gabriela Mistral.

La scelta di questo pseudonimo letterario è in onore del poeta francese Frederic Josef Etienne Mistral (1830-1914) con il quale Gabriela ha molti punti in comune.

Entrambi amarono la bellezza naturale e selvaggia della loro terra d’origine e lo spirito del loro popolo ed entrambi vinsero il Premio Nobel per la Letteratura, entrambi furono poeti di grande statura ed intensità.

Gabriela Mistral nasce in Cile, a Vicuna, nel 1889 da una famiglia umile di origini basche ed ebree.

Il padre abbandona la casa quando Gabriela ha appena tre anni, ma resta per sempre per lei un’importante figura di riferimento, al punto che fin da bambina sceglie di dedicarsi alla poesia dopo aver trovato dei fogli con dei versi scritti da lui.

Quei brevi versi paterni resteranno per lei un’importante eredità ed influenzeranno il suo percorso esistenziale.

Inizia a scrivere poesie collaborando con una rivista il cui direttore le fa conoscere ed amare la poesia di Frederic Mistral.

Pubblica le sue prime poesie sotto vari pseudonimi tra cui Soledad, Alguien, Alma.

Il 1906 è per lei un anno estremamente importante: decide che dedicherà la sua vita all’insegnamento e riuscirà a realizzare questa vocazione nonostante i numerosi ostacoli economici, ma soprattutto incontra Romeo Ureta Carjaval, impiegato delle ferrovie, quello che sarà l’unico uomo della sua vita, di cui s’innamora e che diventerà il suo fidanzato. Romeo, si suiciderà tre anni dopo, e da quel momento in poi la poetica del dolore sarà sempre presente nella poesia di Gabriela che gli dedicherà nel 1914 i “Sonetos de la muerte”.

Nel 1921 Gabriela Mistral vince un concorso e diventa direttrice del più prestigioso e moderno liceo femminile di Santiago.

Inizia il suo periodo di viaggi prima in Messico e poi Oltreoceano, accompagnata dall’amatissimo nipote Juan Miguel che pure lui morirà suicida a soli diciassette anni.

Nel 1946 conosce la scrittrice americana Doris Dane ed instaura con lei un profondo legame sentimentale di cui rimane una fitta corrispondenza e che durerà fino alla sua morte.

Intanto il clima politico e sociale in America ed in Europa che si faceva sempre più teso e difficile ispirò il suo ultimo volume di poesie “Lagar” (1954).

Gabriela Mistral muore nel 1954 a New York per un cancro al pancreas.

Le sue spoglie vengono traslate in Cile dove il governo cileno dichiara tre giorni di lutto nazionale.

 

Gabriela Mistral, anche se spesso viene solo ricordata nella sua opera di insegnante e negli aspetti più convenzionali della sua poesia, è in realtà una donna complessa: poeta, educatrice, femminista, ebbe col suo paese un rapporto ambivalente e tormentato in quanto era difficile da incasellare e rendere istituzionale per le sue scomode scelte politiche ed esistenziali.

La sua opera è ricca e profonda, la sua produzione letteraria eterogenea,

Politicamente si definiva: “Sono una socialista a modo mio, una umanista, con lo sguardo verso i poveri, i deboli».

 

Ausencia

Se va de ti mi cuerpo gota a gota.

Se va mi cara en un óleo sordo;

se van mis manos en azogue suelto;

se van mis pies en dos tiempos de polvo.

 

¡Se te va todo, se nos va todo!

 

Se va mi voz, que te hacía campana

cerrada a cuanto no somos nosotros.

Se van mis gestos que se devanaban,

en lanzaderas, debajo tus ojos.

Y se te va la mirada que entrega,

cuando te mira, el enebro y el olmo.

 

Me voy de ti con tus mismos alientos:

como humedad de tu cuerpo evaporo.

Me voy de ti con vigilia y con sueño,

y en tu recuerdo más fiel ya me borro.

Y en tu memoria me vuelvo como esos

que no nacieron ni en llanos ni en sotos.

 

Sangre sería y me fuese en las palmas

de tu labor, y en tu boca de mosto.

Tu entraña fuese, y sería quemada

en marchas tuyas que nunca más oigo,

¡y en tu pasión que retumba en la noche

como demencia de mares solos!

 

¡Se nos va todo, se nos va todo!

 

 

LUCIA GUIDORIZZI