Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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BAGLIORI INVISIBILI NEI TERRITORI DELL’ALBA

 

"Alguien pasa rozándome las venas

y se abre el surco entre la flor y el labio"

 

Dopo averlo visto, non si dimentica facilmente il volto di Eunice Odio.

E’ un volto maestoso ed antico, di grande bellezza, che esprime un senso di inattingibilità e di distanza, che lo rende simile ad un paesaggio perduto che abbiamo amato intensamente e che sempre ritorna nella memoria.

Il suo nome poi è così fortemente evocativo da sembrare quasi finto. Deriva dal greco Eu-nike e significa “buona vittoria”. Nella Bibbia lo porta la madre di Timoteo, nel mondo del mito invece è attribuito ad una delle Nereidi.

Eunice Odio, giornalista, critica d’arte, poeta, produttrice, insegnò inglese e francese e fu ammirata ed apprezzata da scrittori significativi come Octavio Paz, anche se subì una sorta di ostracismo da parte degli intellettuali messicani della sinistra, a causa della sua forte vis polemica che la indusse a criticare il castrismo.

Fu donna e scrittrice scomoda, non sottomessa alla morale maschilista e piccolo-borghese del suo tempo.

La sua esistenza tormentata e solitaria, causata anche dall’isolamento che subì da parte del mondo letterario messicano, la sua morte, preceduta da un rapido e violento declino, la sua irrequieta ricerca poetica, tutto in lei contribuisce a renderla un personaggio dai tratti leggendari.

Eppure Eunice Odio non avrebbe amato che si parlasse di lei.

Una volta disse: “Detesto le biografie, gli affari della mia vita privata sono i più privati e in generale non li conosce nessuno, all’infuori di me.”

Perciò, per rispetto alle sue parole, diremo di lei il meno possibile, lasciando che parli la sua poesia.

 

Eunice Odio, (pseudonimo Catalina Mariel) , nasce a San Josè, Costa Rica il 18 Ottobre 1919.

I suoi genitori erano Don Aniceto Odio Escalante e dona Catalina Infante Alvarez.

Oltre che in Costa Rica vive a Cuba, in Guatemala e Messico.

Sposa il pittore Rodolfo Zanabria.

Muore sola a Città del Messico, Messico, il 23 marzo 1974.

 

Tra i suoi lavori possiamo ricordare:

 

Los elementos terrestres, 1948

Zona en el territorio del alba, 1953

El rostro de las mariposas, 1970

Teritorio del alba y otros poemas, 1974

 

Nella sua prima produzione, Los elementos terrestres, l’erotismo esplicito e al tempo stesso delicato e la celebrazione della fusione mistica e corporea tra amato e amata sono gli argomenti portanti ed evocano la poesia di San Juan de la Cruz e del Cantico dei Cantici.

Nella raccolta poetica Territorio del alba si riscontra una maggiore audacia lessicale grazie alle immagini intense ed originali che vi compaiono ed una sfumatura di surrealismo che la collega all’avanguardia poetica del periodo. Nei suoi versi, spesso criptici ed ermetici, emerge una sorprendente forza creatrice, capace di materializzare l’invisibile mediante la parola scritta in forma allegorica.

La sua poesia si avvicina al surrealismo, ma al tempo stesso è legata ad una radice concreta, fisica, carnale che si esprime in una specie di “materialismo mistico”.

 

Tres Canciones de Soledad

1

La madre soledad,

radiante,

está muy honda de día

y muy callada de noche.

Y es que de noche,

madre soledad

trota imperfecta en el muro

que la cambia,

de madre sola, irradiante,

en forma de oro, desnuda.

 

2

Yo no te había visto, rosal;

pero un día supe que ahí,

en la tarde,

cayendo de sí misma,

se te ahondaba una rosa y que

ágiles deshojaban sus pétalos

menudas cercanías de palomas.

Madre soledad

sujetó entre sus silbos

la vuelta de una flor.

Yo soñé que soñaba.

 

3

Escucha ese silencio,

 

Es un silencio anclado,

 

es un sesgo de rosa

 

es un pliegue dormido de los ángeles.

 

Escucha ese silencio

 

que se pega a tu carne,

 

Es un pasar de humo a tu costado

 

Madre soledad se vence del lado de los bosques,

 

de los sueños con Sol

 

de los estados de las flores.

 

 

LUCIA GUIDORIZZI