Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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DELMIRA AGUSTINI: UNA STELLA DANZANTE SULL’ABISSO

 

Ci sono stagioni creative brevi ed intense, la cui fioritura sprigiona profumi ed essenze inebrianti, come se chi scrive sentisse l’esiguità del tempo che gli è stato assegnato per esprimersi e quasi presagisse l’incombere precoce di una fine. Questo senso di imminente caducità permette di esprimere in forma compiuta la bellezza e la maturità della creazione artistica, nonostante il breve tempo trascorso sulla terra. Ed è proprio questo il caso di Delmira Agustini, una donna poeta il cui canto si è levato alto e nitido prima di essere spento dalla sorda violenza di un uomo, di chi avrebbe dovuto essere suo compagno ed alleato nella vita e che, invece di sostenerla ed appoggiarla nella sua ricerca di senso, ne ha soffocato la voce, vedendo nella ricchezza del suo mondo interiore, un pe-

ricolo ed una minaccia.

Voglio scrivere di lei, in nome di tutte le donne alle quali ancor oggi è negata la libertà di far sentire la propria voce, che nei tanti luoghi più o meno remoti della terra, vivono ancora immerse in un medioevo patriarcale e prevaricatore.

Delmira Agustini nasce in Uruguay, a Montevideo il 24 ottobre 1886 ed è una tra le rappresentanti più significative della poesia ispanoamericana del ventesimo secolo. Il suo nome, di origine germanica, significa “nobile protettrice” e fin dall’infanzia rivela un carattere sensibile e solitario ed un profondo amore per la scrittura, in particolare per la poesia. I suoi genitori la incoraggiano ad esprimere la ricchezza del suo mondo interiore e comincia a pubblicare le sue opere non ancora ventenne, anche se questa figura di giovinetta indipendente e capace di esprimere in versi la dimensione erotica del femminile, risulta per molti versi imbarazzante per una società maschilista e conservatrice come quella uruguaiana degli inizi del Novecento.

Il poeta, giornalista e diplomatico Rubén Dario ne riconosce il talento ed il valore poetico e la paragona a Santa Teresa d’Avila, poiché come lei è riuscita ad esprimere in lingua spagnola l’essenza profonda della creatività femminile.

La sua poesia celebra l’essenza più metafisica dell’Eros che si espande fino alla dimensione del sacro.

 

Le sue opere più significative sono:

 

•El libro blanco (1907).

•Cantos de la mañana (1910).

•Los cálices vacíos (1913).

•El rosario de Eros (1924, pubblicato postumo).

•Los astros del abismo (1924, pubblicato postumo).

Correspondencia íntima (1969, pubblicato postumo).

 

Delmira Agustini si sposa nel 1913 con Enrique Job Reyes, un esponente dell’alta società uruguayana, sensale di cavalli, che non riconosce né apprezza il suo talento poetico, anzi lo ostacola, pretendendo che la moglie abbandoni la poesia per dedicarsi ad occupazioni più domestiche. Delmira non può e non vuole rinnegare la sua vocazione poetica e perciò il matrimonio s’incrina subito, e dopo un mese e mezzo si giunge al divorzio.

Nel frattempo Delmira inizia una corrispondenza amorosa con lo scrittore argentino Manuel Ugarte che rende l’ex marito furente al punto che, il 6 luglio 1914 le spara due colpi di pistola alla testa e poi si suicida.

La sua breve vicenda terrena rappresenta bene il conflitto che molte donne ancor oggi devono affrontare per esprimere la propria creatività e che al tempo stesso sono impegnate in una relazione. Ancor oggi molti compagni e sposi, invece di sostenere ed appoggiare le risorse creative del femminile, le vedono come un’insidia ed una minaccia per la supremazia che pretendono di avere in ogni ambito. E’ per questo che Delmira Agustini diviene una sorta d’icona della forza e della bellezza di ogni donna che, per poter essere se stessa fino in fondo, sceglie di lottare contro pregiudizi arcaici, ma ancora radicati in un certo immaginario maschile.

 

Nella poesia “Vida” dai “Cantos de la mañana”, compare la contrapposizione tra celeste e terreno:

Vengo a ti en mi deseo


como en mil devorantes abismos, toda abierta


el alma incontenible . . .


¡Y me lo ofreces todo! . . .


Los mares misteriosos florecidos en mundos


los cielos misteriosos florecidos en astros


¡los astros y el mundo!


. . . Y las constelaciones de espíritus suspensas


 entre mundos y astros


. . . Y los sueños que viven más allá de los astros,


 más acá de los mundos . . .

 

e sempre nella stessa raccolta possiamo leggere nella poesia “Lo inefable”

 

 

Yo muero extrañamente...No me mata la Vida

no me mata la Muerte, no me mata el Amor;



muero de un pensamiento mudo como una herida...



¿No habéis sentido nunca el extraño dolor

de un pensamiento inmenso que se arraiga en la vida,


 


devorando alma y carne, y no alcanza a dar flor?

 

La sua poesia è una voce ancora forte e nitida che chiama le donne ad essere se stesse fino in fondo e la luce del suo astro le accompagna anche nelle notti più oscure che dovranno attraversare.

 

 

LUCIA GUIDORIZZI