Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

Associazione culturale - C.F. 90173560278 -

Sede legale Via Bari 6/9, 30020 Marcon (VE)

Sede operativa Quartiere Aretusa, 61 30173 Mestre (VE)

ALEGANDRA PIZARNIK: LA FIGLIA PIU' RICCA DELLA NOTTE

 

Un reverenziale timore mi impediva di parlare di Lei, la più bella, la più oscura, la più profonda: leggere i versi di Alejandra Pizarnik è un lungo brivido che s’incista nella carne.

Ogni volta che i miei occhi la leggono, la vedo viva davanti a me, spumeggiare come un’onda fatale ed irrevocabile, uno tsunami emozionale. Non si può rimanere indifferenti davanti a tanto sperpero, a tanta consapevolezza, a tanto dolore e splendore: in Lei la poesia si fa canto accorato e visionario, danza tragica nel corpo della Notte.

Mi sono fatta coraggio ed ho deciso di scrivere di Lei, con lo sgomento e l’amore che si prova davanti ad una perdita che brucia, che continua a bruciare.

La poesia non salva la vita, ma la racconta e nessuno più di Alejandra ha saputo scrivere del buio, del silenzio, della perdita, della follia, del sangue, di zone proibite in cui avventurarsi può divenire un viaggio senza ritorno. Eppure, al tempo stesso si sente nei suoi versi un amore appassionato per l’esistenza, la coscienza di chi sa quanto preziosa sia l’avventura di ogni giorno.

 

Esule per destino, figlia di ebrei russi emigrati in Argentina, Alejandra nasce il 29 aprile del 1936 ad Avellaneda, una città portuale in provincia di Buenos Aires.

Studia Lettere e Filosofia all’Università di Buenos Aires e manifesta fin dalla giovinezza uno spirito libero, indipendente, fuori da ogni schema predefinito.

Nei primi anni Sessanta si trasferisce a Parigi, collaborando con varie case editrici e lavorando per la rivista “Cuadernos.”

Traduce autori importanti come Henry Michaux e Yves Bonnefoy e realizza un lavoro interessantissimo sul “poeta nero”, Antonin Artaud di cui dice: “Artaud sono io. La sua lotta con il silenzio, con il sentimento d’abisso assoluto, di vuoto, con il suo corpo alienato, come non associarlo alla mia lotta?”.

Studia alla Sorbona Letteratura Francese e Storia delle Religioni.

Ottiene due borse di studio, dalla fondazione Guggenheim e Fullbright.

Nel tempo la sua inquietudine e la sua sete di assoluto si fanno sempre più pressanti, come il suo sentirsi aliena ed esule in ogni contesto si trovi a vivere.

Questi disagi si acuiscono, costringendola a dei ricoveri psichiatrici, fino a quando, la notte tra il 24 e il 25 Settembre 1972, Alejandra decide di togliersi la vita con una overdose di barbiturici.

Dopo la sua morte, lo scrittore argentino Julio Cortazar le dedica la poesia “Aquí Alejandra”

di cui riporto alcuni versi:

 

“Bicho aquí,


aquí contra esto,


pegada a las palabras


te reclamo.


Ya es la noche, vení,


no hay nadie en casa


Salvo que ya están todas


como vos, como ves,


intercesoras,


llueve en la rue de l'Eperon


y Janis Joplin.


Alejandra, mi bicho,


vení a estas líneas, a este papel de arroz


dale abad a la zorra,


a este fieltro que juega con tu pelo..”

 

Questi versi, scritti da un poeta e scrittore che la conosceva profondamente e che per lei nutriva un affetto sincero, ci illuminano sul suo modo di essere intenso e solitario, da animale notturno e selvatico, che non scende a patti col mondo.

Alcune tra le sue opere più significative sono:

La tierra más ajena, editorial Bottella al Mar, Buenos Aires 1955.

La ultima innocencia, ediciones Poesía, Buenos Aires 1956, rieditato dalle edizioni Bottella al Mar, assieme a Las aventuras perdidas, Buenos Aires, 1976.

Las adventuras perdidas, editorial Altamar, Buenos Aires 1958.

Árbol de Diana, editorial Sur, con meraviglioso prologo di Octavio Paz, Buenos Aires 1962.

Los trabajos y las noches, editorial Sudamericana, Buenos Aires 1965.

Extracción de la piedra de la locura, editorial Sudamericana, Buenos Aires 1968.

Nombres y figuras, editorial Collección La Esquina, Barcelona 1969.

La condesa sangrienta, editorial Lopez Crespo, Buenos Aires 1971.

El infierno musical, editorial Siglo XXI, Buenos Aires 1971.

Los pequeños cantos, editorial Álbor del fuego, Caracas Venezuela 1971.

 

La sua parabola esistenziale è stata quella di una meteora luminosa che ha infiammato il panorama poetico mondiale e i suoi versi risuonano dentro di noi come i rintocchi dell’orologio del destino. Dopo averla letta niente è più come prima.

 

LOS TRABAJOS Y LAS NOCHES

para reconocer en la sed mi emblema

para significar el único sueño

para no sustentarme nunca de nuevo en el amor

he sido toda ofrenda

un puro errar

de loba en el bosque

en la noche de los cuerpos

para decir la palabra inocente

 

LA NOCHE

Poco sé de la noche


pero la noche parece saber de mí,


y más aún, me asiste como si me quisiera,


me cubre la existencia con sus estrellas.

 

Tal vez la noche sea la vida y el sol la muerte.

 

Tal vez la noche es nada


y las conjeturas sobre ella nada


y los seres que la viven nada.


Tal vez las palabras sean lo único que existe


en el enorme vacío de los siglos


que nos arañan el alma con sus recuerdos.

 

Pero la noche ha de conocer la miseria


que bebe de nuestra sangre y de nuestras ideas.


Ella debe arrojar odio a nuestras miradas


sabiéndolas llenas de intereses, de desencuentros.

 

Pero sucede que oigo a la noche llorar en mis huesos.


Su lágrima inmensa delira
y grita

que algo se fue para siempre.

 

Alguna vez volveremos a ser.

 

 

LUCIA GUIDORIZZI