Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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Il primo grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è Octavio Paz (1914-1998), intellettuale messicano e Premio Nobel per la letteratura nel 1990. Uomo di lettere prodigo su vari fronti, saggista e traduttore dall’inglese e dal francese, animatore di diverse riviste letterarie, partecipò inizialmente al gruppo della rivista “Taller” (1939-41) per poi dirigere “Plural” (1971-76) e “Vuelta” (1976). Per quanto riguarda la sua produzione poetica, i suoi primi esiti (Luna silvestre, 1933) sono influenzati dalla poesia barocca, per poi sfociare nell’impegno politico che lo contraddistinse sempre, in testi come “R-

aízdel hombre” (1937) e “¡No pasarán!” (1937), scritto, quest’ultimo, nell’anno in cui si è recato, assieme alla moglie Elena Garro, scrittrice anch’essa, al Congresso internazionale degli scrittori antifascisti di Valencia, in Spagna.

Pur appassionandosi alle rivendicazioni repubblicane, Paz riesce a mantenersi lontano da qualsiasi “ismo” e da qualunque forma di retorica. Scrisse all’estero “Libertad bajo palabra” (1949) e “¿Águila o sol?” (1951) pubblicando al suo ritorno in Messico“Piedra de sol” (1957), uno dei suoi libri più intensi, di cui vorremo condividere alcuni stralci tradotti in questa rubrica. La sua vita degli anni successivi è ricca di avvenimenti e nuovi scritti di saggistica e poesia: per conoscerli si rimanda all’antologia citata o a numerose altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questo autore. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito: “(...) vago per il tuo corpo come per il mondo/ il tuo ventre è una piazza soleggiata,/ i tuoi seni due chiese in cui officia/ il sangue i suoi misteri paralleli,/ i miei sguardi ti coprono come edera, / sei una città assediata dal mare,/ una muraglia divisa dalla luce/ in due metà color pesca,/ un luogo di sale, rocce e uccelli/, sotto la legge del mezzogiorno assorto,/ vestita del colore dei miei desideri/ come il mio pensiero vai nuda/ (...)”

 

SILVIA FAVARETTO