Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

Associazione culturale - C.F. 90173560278 -

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Il sesto grande autore della letteratura ispanoamericana che vi introduciamo è Juan Gelman (1930-2014), poeta e giornalista argentino, nato a Buenos Aires da immigrati ebrei. Partecipó al gruppo di matrice comunista “El pan duro” e, nel 1963 sotto la dittatura di Guido, fu incarcerato per la sua fede politica. Si avvicinò co tempo alle Fuerzas Armadas Revolucionarias di matrice peronista-guevarista.

Fece parte anche della rivista “Crisis” (1966-75) attraverso la quale entrò in contatto con intellettuali del calibro dell’uruguaiano Eduardo Galeano.

La “guerra sucia” in Argentina lo costrinse ad un esilio di

dodici anni (deciso dal suo stesso gruppo politico per poter orchestrare, dall’estero, delle tività di opposizione alla repressione) e gli strappò un figlio, Mrcelo Ariel, ed una nuora incinta, che tuttoggi figurano tra i 30.000 desaparecidos che il governo argentino produsse tra il 1976 e il 1983, anno del ritorno alla democrazia. Nel 1990 vennero identificati i resti del figlio, ucciso con un colpo alla nuca e sepolto in un bidone riempito di sabbia e cemento. Nel 1999 Gelman ritrovò la nipote, nata durante la detenzione dei suoi genitori e data clandestinamente in adozione ad una famiglia di Montevideo. Insieme alla ragazza Gelman portò avanti una battaglia per il riconoscimento dei diritti giuridici dei figli di desaparecidos. Il sistema dei sequestri e delle detenzioni e torture nei centri clandestini nascosti in tutto il paese avevano lo scopo di parallizzare l’opinione pubblica ed evitare un qualsiasi dissenso. Al riguardo lo scrittore sostenne che come poeta aveva ritrovato nella soggettività del pensiero gli spazi in cui continuare a coltivare l’amore per la vita. Estremo sostenitore della funzione “sociale” della poesia come difesa della memoria, Juan Gelman seguí la linea della poesia “impura” di Neruda. Negli anni lontani dall’Argentina vise a Roma, Ginevra, Madrid, Managua, Parigi, New York. Nel 1997 ricevette il Premio Nacional de Poesía mentre viveva in Messico e tra i suoi numerosi riconoscimenti si conta anche il Premio Cervantes. La sua opera, raccolta in testi come “Bajo la lluvia ajena” (1980) e “La abierta oscuridad” (1993) è stata tradotta in dieci lingue. Per i titoli di altre opere e un approfondimento biografico si rimanda all’antologia citata o ad altre pubblicazioni che trattano la vita e le opere di questo autore. Lasciamo invece ora parlare i suoi versi, in alcuni “assaggi” che vi proponiamo qui di seguito, tratti dalla poesia “Ritorni”: “E così sei tornato./ Come se non fosse successo nulla./ Come se il campo di concentramento, no./ Come se non fossero 23 anni/ che non sento più la tua voce ne ti vedo./ Sono tornati l’orsetto verde, il tuo/ soprabito lunghissimo ed io/ padre di allora./ (...) Torni e ritorni/ ed io devo spiegarti che sei morto.//

 

SILVIA FAVARETTO