Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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Marisol Vera Guerra ci spiega bene il suo scrivere nella sua poesia-definizione Poyesis: “El verso / es mi impostura –lo que se derrumba / y nace / cubierto de vocablos”.

La nascita, presente in questa poesia, è un elemento importante nella poetica dell'autrice. La nascita viene spesso citata in relazione con la morte, a volte come via di salvazione da essa (“Apenas esta vaga sensación / el cuerpo tibio de mi hijo // lo blanco el herrumbre después del solsticio la media luna // como un ave así sería / dejar este mundo // pero no”).

Essere madre (“Ahora soy una mujer con estrías y leche en los pezones”) diventa una caratteristica non solo acquisita, ma di identità (“Soy madre tuya / porque el agua de la vida entró en mi cuerpo // ahora / vuelvo a gestarme en tu vasija de hombre”) che inaugura per sempre un legame con il vuoto: “Nadie me enseñó a sostener un vientre vacío”.

In questo lavoro, la poetessa messicana condensa una voce al contempo razionale ed irrazionale, felina e bipede. Il suo dire e il suo sentire sono spesso sensoriali, e si affida molto alla natura e al mondo animale per esprimersi: “Aun las hienas de la estepa lloran / cuando el acero corta su pecho húmedo y caliente // manada de agujeros negros / se traga las estrellas // brota una semilla / nueva y reluciente como el odio / es el invierno / dirán las aves / en su lecho de corazones congelados”.

Guerra si attacca al saputo, al dimostrato, per cercare di dare una risposta agli interrogativi che le pone la vita: “....leí alguna vez que el oxígeno es en realidad un veneno // Las moléculas no saben de pudores / toman energía del vacío / y lanzan chorros de luz hacia mis manos”. Ma anche in questi casi il risultato è più coerente con la propria ragione interiore.

Il suo essere pienamente donna non le impedisce di coltivare uno speciale legame con la parte più istintuale della natura umana, come in questa poesia in cui, parlando dei suoi gatti, Marisol parla di sé in chiave animale: “Son las seis de la mañana y voy hacia la puerta, / llevo un tazón de leche fresca para mis gatos, gordos y perezosos. /Nadie me ve salir, ni afilarme las uñas. / Pronto desollaré a la gallina que hierve en el caldero”.

Questi e molti altri sono gli spunti che Nunca tuve la vocaciòn de Ana Karenina può regalarci, nella voce femminile e quasi magica di questa poetessa che fa della musica con il suo verso “che nasce coperto di vocaboli”.