Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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Quella dell’ argentina Romina Cazón è una prosa poetica che appena si spalanca racconta la sua storia all'occhio di chi legge, che resta ad ascoltare incantato dal fiume delle sue parole.

La parola, che è per Romina molteplice come le sue tre lingue, ha un che di magico, come conferma questo passo suggestivo, in cui la parola può diventare invenzione ed è realizzabile anche dopo la morte, come un fatto soprannaturale: “Yo quiero que me pongas adelfas cuando me hunda y que tapes mi boca para no inventar palabras”. La sua bocca non necessita di luci esterne poiché “afuera no hay nada que no pueda haber aquí”, dimostrando come l'arte del dire sia considerata come una vocazione pienamente personale ed individuale.

Romina Cazón è capace di compiere con maestria questa magia con una sola materia prima, il corpo nelle sue componenti, poiché “Aquí no somos más que inmigrantes: traemos la piel y nada más”, a cui fa da sfondo, incontrastata, la natura.

Il libro, Del fondo de ningun vientre è diviso in tre sezioni: La señal más justa del alba, El llamado de la sangre e Del otro lado de la sombra.

La prima sezione parla della vita, che viene dal letto: “Todo vendrá de la cama. Ese es el comienzo de la historia para todos”. Il letto, le lenzuola, il sesso diventano l'ossessione di questa parte, poiché è da esse che tutto ha origine. Il passo seguente ben descrive questa tendenza:

“Heredé de mi madre el sexo, luz de antaño. He venido desde ahí para acribillar el silencio con mis tres idiomas. Tengo la voz de una perra a punto de parir y camino con el paso acelerado para no olvidar la dirección de la noche. Desde la cama miro a la eternidad con un ojo amputado.”

La seconda sezione parla della morte, la morte che chiama come chiama il sangue. “Que tú morirás eso ya lo sé, / lo he aprendido en la escuela. / (Siempre es bueno saber lo que no se debe) / [...] Que tú morirás, eso ya lo sé./ La gente nace con ese primer recuerdo”. La morte è impressa nel sangue, e si accompagna al dimenticare: “La muerte festeja en la punta de la nariz / y extirpa cualquier recuerdo”.

L'ultima sezione cerca di conciliare la vita e la morte, parlando per esempio del ritorno della vita (La vida ha comenzado de nuevo / y moldea: / la cadera / el rostro / y las manos.) e solo arrivati a questo punto l'autrice prova a dare una definizione di quest'ultima: “La vida es una / es una estela / que no hace falta descifrar / su nombre”. E proprio cercando di trovare un compromesso tra vita e morte, cercando di realizzare il rebus misterioso che si trova di fronte, che Romina arriva ad affermare il verso che diventerà il titolo della sua raccolta: “Vengo del fondo de ningun vientre”.