Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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Nel leggere le pagine vivide e intense di “Streghe in cammino” ci si ritrova subito immersi in piena atmosfera castanediana: non si tratta di un tradizionale racconto sulle streghe e sui loro incantesimi, ma un vero e proprio manuale di stregoneria operativa.

Mentre il pensiero europeo riguardante le streghe è fortemente influenzato dal Medioevo, dalla cultura dell’Inquisizione e dalla diffusione nell’Ottocento della moda del romanzo gotico, fornendo così un cliché stereotipato della classica fattucchiera, nel libro di Lura Manes si parla di una stregoneria viva ed operante, tipica della tradizione ispano-americana.

Non si può fare a meno di pensare a Carlos Castaneda e in particolare al suo libro “Il secondo anello del potere”, dove l’autore offre una visione concreta della dimensione oscura del femmininile soffermandosi in particolar modo sui suoi aspetti stregoneschi.

In “Streghe in cammino” compaiono tre Encantadoras, che rispondono ai nomi di Ana, la seduttiva, Celina, l’irascibile e Nerida, l’impenetrabile.

Il trio diabolico è accompagnato da Lucho, testimone-maggiordomo-apprendista stregone, che, comunque vadano le cose, non manca mai di servire loro il te alle cinque in punto.

Esse incarnano differenti aspetti del femminile ed operando insieme per raggiungere i loro obbiettivi, creano situazioni bizzarre, spaesanti, ai limiti del grottesco.

“Ana è la più giovane, a volte la chiamano Anita, e lei se la prende. E’ bella, minuta e ben fatta. Non dimostra più di venticinque anni, ma io so che ne ha trentotto; non mette né punti né virgole nei suoi discorsi che tracimano come fiumi in piena. Celina è la più anziana, ma ostenta un’età indefinibile. E’ massiccia, muscolosa, irruenta; quando perde le staffe prende a blaterare a vanvera, e allora è meglio starle lontani. Nérida è Nérida, la bruja, la mente, la guida, affascinante e spietata.”

Lucho assiste, testimone silenzioso, ai loro conciliaboli, in cui pianificano gli agguati: loro compito è di aprire varchi, di abbattere certezze, di creare nelle rigidità dell’umano quelle brecce che possono condurre in mondi paralleli, a nuove dimensioni di consapevolezza.

“Streghe in cammino” è un libro divertente, irriverente, pieno di lampi, in grado di raccontare operazioni magiche compiute nei confronti d’individui eterogenei, da trafficanti d’armi a vecchiette rinchiuse in case di riposo, ad illustri politici e burocrati.

Con sfrontata audacia Ana, Celina e Nérida gettano su ogni istituzione e convinzione una ventata di anarchia che smantella in un soffio tutti i punti di vista precostituiti.

Lucho è sempre al loro fianco durante queste operazioni magiche e, da apprendista stregone in piena regola, impara da loro tattiche e strategie.

Questo piccolo e prodigioso libro non si dimentica facilmente poichè esprime con efficacia tutta la vivacità della tradizione magica messicana raccontata attraverso piccoli ed intensi quadri in cui i destini dei personaggi vengono capovolti.

Gli accadimenti si compiono in un luogo fuori dal tempo e dello spazio, il “laberinto celado”, luogo metafisico dell’impossibile.

“ C’è una magia che percorre il laberinto celado e lo fa apparire infinito. Ma forse lo è davvero, forse è un caos ordinato, un mondo dove ogni forma è un frammento di potere. Ho scoperto che non è solo rocce, polvere luci ed ombre, attraverso un passaggio sono penetrato in una valle rigogliosa di erbe, alberi e torrenti; sono risalito fino ad una sorgente che sgorgava da una roccia, ho bevuto quell’acqua leggera e ho pensato ”Questo è il luogo perfetto.”

E noi restiamo prigionieri del fascino della narrazione nelle anse di questo labirinto magico.