Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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Intervista ad Anna Lombardo

 

1. La scrittura per Lei é lotta o sollievo?

R. :Direi entrambe le cose e nessuna delle due in modo così netto. La scrittura è il mio luogo privilegiato dell’esperienza tutta, interiore e civile. Esserci dentro, per me, significa vivere nel mondo e assieme al mondo. Non oso pensare al mio “senza poesia”, e nemmeno ad un universo senza poesia: donne e uomini senza poesia? Impossibile! Inaccettabile.

 

2. Tre autori che hanno influenzato la sua opera.

R. : Tre è difficile. Sono molti di più e nessuno però in modo particolare, almeno in modo cosciente. Penso che la mia formazione poetica sia molto contaminata, mi lascio trasportare dal mio “naso”, dal mio gusto e dalla vicinanza del pensiero e impegno poetico dell’altra o dell’altro. Sono molto selettiva ma nessun faro illuminante, ahimè. Le mie prime composizioni, a scuola, erano senza dubbio sotto la “luce” dei nostri canonici poeti nostrani - da Leopardi al grande Dante ; poi ci sono stati gli Americani della Beat Generation, e molti altri ancora. Molte le donne, da Emily Dickinson (canonica, ormai) ad Adrienne Rich, da Audre Lorde ad Amelia Rosselli, da Rosaria LoRusso all’ultima, Amy Lowell, sulla quale sto finendo il mio dottorato. Sono tante e, segretamente, sempre le ringrazio di cuore.

 

3. Nella sua produzione che percentuale la da l'ispirazione e quale la revisione?

R. : Non saprei. In genere la mia “digestione” poetica è abbastanza lunga (mesi!) ma quando si manifesta all’esterno,cioè sullo schermo del computer o su di un foglio, è quasi definitiva. L’ispirazione ha un peso maggiore rispetto alla revisione, comunque. Penso che la revisione non tocchi l’ispirazione; tuttavia, contribuisce, almeno nel mio caso,invece, ad “espanderla” dando origine, a volte, ad altri testi.

 

4. A che scopo scrive Lei?

R. :Non certo per guadagnarmi da vivere ma senza la scrittura (e non solo quella poetica) mi sentirei già “morta”. Ma non penso che sia una malattia, anche se spesso ti rende la vita un po’ più “malata.” Scrivo perché ne ho prima bisogno io; mi fa sentire bene, in un certo senso. Poi se posso contribuire a far “star bene” altri ne sono contenta. Forse scrivo per condividere. Ponge, in fondo, sentiva la poesia come “pane,” e personalmente amo mangiare il “pane” in compagnia.

 

5. A che etá cominció a farlo con proposito artistico?

R. : Non so bene cosa intendi con proposito artistico. Diciamo che la scrittura “per me” è sempre stata presente, ma ebbi una vaga idea della scrittura come “a disposizione anche per gli altri” appena entrata nella prima media inferiore; e l’idea di scrivere, come mia principale attività, confesso, fu da allora uno dei miei “sogni segreti.”

 

6. Qualcuno ha sostenuto i suoi sforzi e l'ha appoggiata? (Intendo incoraggiandola, magari un familiare, o ricevendo giudizi critici favorevoli o anche economicamente nel caso di alcuni sponsor)

R. : Fu il mio professore d’italiano nella prima media, l’unico che mi incoraggiò. Leggeva sempre con molto entusiasmo le cose che scrivevo, e mi diceva che, se volevo, mi avrebbe aiutato a pubblicarle, ma ero nell’età della “diffidenza” ed ero anche stranamente gelosa dei miei testi poetici, un po’ meno di quelli in prosa.

 

7. A cosa aspira per il suo futuro artistico?

R. : Mi piacerebbe aspirare ad un più sostanziale mio “presente artistico,” veramente; la vita è proprio un soffio.