Progetto 7LUNE

Poesia, Arte, Musica e Cultura ispanoamericana

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Intervista a Fabia Ghenzovich

 

1. La scrittura per Lei é lotta o sollievo?

Per me la poesia è soprattutto ricerca e azione interna, poiein quindi. Qualcosa di assai più complesso di un sollievo momentaneo, direi che agisce quando è riuscita, sul piano emotivo sia di chi scrive e sia di chi la legge o ascolta, come luogo di interazione con l’esistente.

 

2. Tre autori che hanno influenzato la sua opera.

Posso indicare gli autori che ho più amato : Emily Dickinson, Ungaretti e un contemporaneo: Durs Grùnbein, ma in realtà molte sono le influenze sulla mia poesia. Alcuni miei testi per esempio, inizialmente hanno risentito anche l’influenza della poesia sperimentale degli anni 60. Ho certamente lavorato su più registri e continuo a farlo.

 

3. Nella sua produzione che percentuale la da l'ispirazione e quale la revisione?

Diciamo che senza L’ispirazione o l’emozione, non c’è poesia per quel che mi riguarda, ma spesso ho dato spazio anche ad un lavoro di revisione, di limatura. Anche in questo non c’è una regola precisa, talvolta non c’è bisogno di altri interventi, altre volte invece devo lavorare sulla forma e sul suono che non mi convince ed è l’orecchio che mi guida. Normalmente leggo ad alta voce i miei testi e quella è la prova del nove.

 

4. A che scopo scrive Lei?

Scrivo perché è questa “la via maestra” in cui riesco ad esprimermi, lo sguardo sul mondo, il rapporto con me stessa e con l’altro. Il canone astratto non fa parte del mio DNA e lo scopo di volta in volta può anche essere diverso, se uno scopo c’è, ma il denominatore comune è il ritmo di una coscienza in movimento che parla di ciò che siamo e di ciò con cui ci misuriamo.

 

5. A che etá cominció a farlo con proposito artistico?

Ho sempre scritto, ma in forma diaristica. Non mi sono presa molto sul serio fino a quando è scattato un click, direi verso i 35 anni, prima non pensavo che quello che scrivevo, potesse diventare un atto concreto di poesia. Avevo altre priorità.

 

6. Qualcuno ha sostenuto i suoi sforzi e l'ha appoggiata? (Intendo incoraggiandola, magari un familiare, o ricevendo giudizi critici favorevoli o anche economicamente nel caso di alcuni sponsor)

Non ho avuto sponsor e in famiglia sono rimasti di stucco. Ricordo che mio padre mi disse: “ma se proprio volevi, dovevi farlo prima”. Naturalmente gli risposi che non è mai troppo tardi per le proprie passioni. Nel tempo ho avuto giudizi critici favorevoli e dei riconoscimenti, qualche critica costruttiva e talvolta immotivata.

 

7. A cosa aspira per il suo futuro artistico?

Aspiro a continuare a scrivere, ad avere questo spazio privilegiato come compagno di viaggio, di confronto con me stessa e di condivisione.